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CHI SIAMO

Il Trio Coltri Menduto Morelli si forma nel 2002 come punto d'incrocio di tre musicisti provenienti da strade diverse ma accomunati dai loro strumenti ad ancia, dal gusto per la ricerca sulla musica tradizionale e, al tempo stesso, per il suo scardinamento. Non per mancanza di rispetto verso il repertorio antico, piuttosto per il desiderio di esplorarne i più intimi significati e di metterne alla prova tutte le possibilità espressive. Così la cornamusa, la fisarmonica e il piffero danno corpo ad arrangiamenti e pezzi di composizione che si "impollinano" con differenti linguaggi, strumenti e tradizioni.

La trasversalità del percorso musicale seguito dal Trio Coltri Menduto Morelli è ulteriormente sottolineata dall’interazione fra strumenti acustici ed elettronica. Quella del Trio Coltri Menduto Morelli è una musica che ha radici nel passato e si sviluppa nella contemporaneità, una musica che nasce per la danza e che svela nella struttura della musica a ballo una sua possibilità di ascolto, sempre nel segno della leggerezza suggerita anche dal logo del Trio CMM, il soffione, formato dai minuscoli frutti del tarassaco.

VENT'ANNI DI MUSICA

Nei primi anni del 2000 Gabriele Coltri, Alberto Morelli e Tiziano Menduto fondano un progetto basato sull’incontro di tre strumenti ad ancia e dei loro repertori. Così la musette (cornamusa del centro-Francia) e il piffero (oboe popolare del nord Italia) incontrano la fisarmonica, uno strumento ad ancia libera che nel corso del Novecento, migrando tra le culture, è progressivamente diventato per piffero e cornamusa un insostituibile compagno di avventure musicali.

L'identità del Trio Coltri Menduto Morelli, così come il repertorio, va quindi definendosi. Da un primo nucleo di brani tradizionali delle Quattro Province, si orienta sempre più verso la rivisitazione di repertori popolari provenienti da diverse aree geografico-culturali europee. I tre musicisti, che nella propria ricerca musicale sono sempre stati interessati alla tradizione popolare, si muovono con leggerezza oltre i confini del genere "trad", con ludiche incursioni in ambiti apparentemente lontani, sviluppando un sound inconfondibile e potente, con arrangiamenti che trasportano chi ascolta oltre la semplice melodia per il ballo o il riconoscimento di un canto popolare... Ogni brano diventa "altro da sé", in un gioco di rimandi sonori e culturali che non conosce confini ed etichette.

Nel corso degli anni, il Trio Coltri Menduto Morelli si esibisce in numerosi festival e concerti da ballo e d'ascolto, avvalendosi della collaborazione del clarinetto basso di Simone Mauri, affermato musicista di ambito jazz, e della voce di Maria Antonazzo, cantante dal caldo timbro vocale, che conferisce una particolare espressività ai brani cantati.

Del 2008 è il primo lavoro discografico, El Petun del Diàul (Folkest Dischi). "El petun del diàul", letteralmente la "scoreggia del Diavolo", è il nome che viene dato in alcune zone del nord Italia al fiore del tarassaco, il cui gambo è usato nei giochi dei bambini per riprodurre il suono della pernacchia. In Veneto il gambo del tarassaco è chiamato piva (cornamusa) e proprio per la sua specifica strutturale si può annoverare tra le ance primitive; inoltre il suo fiore si trasforma in una sfera di frutti leggerissimi.

Questa immagine diventa paradigmatica per il Trio Coltri Menduto Morelli, perché una sfera di minuscoli frutti che si disperdono nell'aria amplifica l'idea della musica come linguaggio prolifico e prolificante, capace di rigenerarsi continuamente e di migrare con leggerezza al di là dei limiti geografici e culturali.

Per tutti questi significati, il tarassaco, o meglio il suo soffione, interpreta dunque in modo perfetto l'idea del progetto e ne diventa il logo.

Già in questo primo progetto discografico si riconoscono alcune attitudini e sonorità che non appartengono propriamente alla matrice “trad”, quali l’utilizzo di sonorità concrete rielaborate in fase di editing e il gusto della combinazioni di strumenti e di generi apparentemente incompatibili: una mazurka delle Quattro Province rivisitata in stile atonale, piuttosto che accompagnata da una sezione di immaginari percussionisti sub-sahariani o riproposta, nella ghost track, come una miniatura musicale dove il piffero dialoga con un pianoforte e l’elettronica, a metà strada fra jazz e ambient music.

Nel 2018, con il secondo lavoro discografico, Per ogni dove (RoxRecords), il Trio Coltri Menduto Morelli esplora l'introduzione dell'elettronica attraverso l’utilizzo di synth analogici e sequencer, unitamente all’elaborazione del suono tramite programmi e plugin digitali. I caratteri ipnotici e reiterati di alcune arie tradizionali vengono così potenziati e rinnovati da questo sostegno ritmico-sonoro.

Anche in questa produzione, il Trio Coltri Menduto Morelli attinge da molte fonti, come Stefano Valla, il suonatore di piffero delle Quattro Province; Liso Iussa, il suonatore friulano di organetto diatonico; il tema musicale de "La Folia", diffuso nel Rinascimento in tutta Europa; i branle dei Pirenei francesi; la canzone tradizionale greca; il repertorio scandinavo per sälgflöyt  (il flauto armonico svedese); il repertorio del Nivernais (Francia) raccolto a fine Ottocento da Achille Millien...

Il viaggio del soffione continua, per ogni dove.

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